| Laura
mosse lentamente la testa alla vista dello sceicco
che cominciò a ridere e andò a mettersi
di fronte alla ragazza, e si mise a guardarla
intensamente, colpito dalla sua giovane bellezza.
La pelle bianca come l'avorio rifulgeva dolcemente
al lume delle candele e nel riflesso delle fiammelle
dorate lo sceicco vide dinanzi a sé una
donna, snella e aggraziata, il seno pieno e tondo,
che si riversava generosamente e seducentemente
fuori dalla veste. E il seno si sollevava e abbassava
lentamente a ogni respiro. Le si accostò
e con un fulmineo movimento le fece scivolare
un braccio attorno all'esile vita, quasi sollevandola
da terra; poi posò la bocca su quella della
fanciulla, La ragazza vide se stessa come se fosse
uscita dal proprio corpo e sentche tentava di
penetrare. La resistenza della ragazza sembrò
far desistere l'uomo. Lo sceicco fece un passo
indietro, sempre sorridendo, ma con un nuovo fuoco
che gli ardeva nello sguardo. Con gesto repentino
le strappò le vesti che caddero in un mucchietto
attorno alle caviglie. Fissò l'uomo con
gli occhi dilatati, poi si chinò per raccogliere
gli abiti, ma le mani dell'uomo la presero per
le spalle e la sollevarono. Si trovò così
racchiusa tra le braccia dell'uomo. Questa volta
lottò aveva in mente di fare. Senza che
sapesse spiegarsi come, l'uomo si era liberato
delle sue brache e il membro nudo svettava minaccioso.
Laura restava senza fiato ogni volta che la bocca
dell'uomo s'impadroniva della sua e che i suoi
baci appassionati le coprivano il volto e il seno.
Sentì le mani dello sceicco scenderle lungo
la schiena e poi le sue dita che la frugavano
nelle parti più intime. Quando un dito
dell'uomo si piantò con forza nel suo retto,
atterrita, vinta dal panico, spinse con tutte
le sue forze e per un attimo riuscì a svincolarsi.
Lui scoppiò in una risata più fragorosa
di quelle precedenti e noncurante delle lacrime
della fanciulla si sbarazzò della camicia,
mentre i suoi occhi ardevano di passione godendosi
lo spettacolo delle grazie completamente svelate,
di gran lunga più incantevoli di quanto
avesse immaginato o persino sperato. Quella schiava
aveva un corpo degno di una Dea. Laura sbarrò
gli occhi con orrore vedendosi dinanzi per la
prima volta un uomo nudo. Rimase inchiodata al
pavimento finché lui non fece un passo
avanti, poi con un gride tuttavia implacabile.
Lottò , si dimenò, ma ogni suo movimento
non faceva che assecondare l'intento dell'uomo.
I capelli le si sciolsero, accendendo ancor di
più il desiderio dell'uomo. La verga dell'uomo
sembrava acciaio rovente. La cercava , la frugava
tra le cosce, poi, con un colpo secco, l'impalò.
Laura si sollevò di scatto, dalle labbra
le sfuggì un grido, e un dolore cocente
parve diffondersi nelle reni. Lo sceicco si ritrasse
bruscamente, attonito per lo stupore, e abbassò
lo sguardo su di lei. Le sfiorò teneramente
la guancia e mormorò qualcosa con voce
bassa e impercettibile, le si accostò dolcemente,
baciandole i capelli e la fronte e accarezzandole
il corpo con le mani. Poi la penetrò nuovamente
a fondo incapace di trattenersi oltre. Laura aveva
l'impressione che ogni suo movimento la squarciasse,
e le salirono le lacrime agli occhi. Quando le
dita dell'uomo le frugarono nuovamente l'ano,
involontariamente si inarcò favorendo ancor
di più l'inserimento del pene tra le labbra
secche della sua vulva. Il ritmo dello sceicco
si fece cadenzato ed Laura, con ancor più
terrore, sentì che la clitoride, insensibile
ai richiami della ragione e dell'orrore di ciò
che le stava accadendo, reclamava il piacere drizzandosi
come uno stelo, e le ghiandole cominciarono ad
emettere linfa abbondante come le sue lacrime.
Sperò che ciò favorisse la conclusione
di quello stupro, ma il membro statuario pareva
diventato insensibile bronzo. Non poteva vedere
il volto dello sceicco, ma lo immaginava teso
nello sforzo di resistere quanto più possibile
alla tentazione di eiaculare. Allora lo strinse
con le cosce e lo avvolse con le braccia, premendo
le mammelle gonfie sul torace dell'uomo. Avvertì
la verga gonfiarsi in modo pauroso e, nella sua
inesperienza, comprese che tra non molto lo sperma
di un uomo avrebbe rinfrescato le pareti dolenti
della sua vagina. Un ancor più acuto terrore
la prese, al pensiero di restare incinta, ma fu
incapace di ribellarsi. Il pube fece un movimento
in avanti che spinse sino alla bocca dell'utero
la punta del membro. Come da un abisso infinito,
violento, frenetico lo sperma corse a fiotti lungo
la canna, lo sentì con le labbra della
vulva, finchè l'abbondante getto cremoso
la riempì con la sua calda, stupenda vischiosità.
E dopo uno ne venne un altro, poi un altro, poi
un terzo e un quarto e, mentre perdeva ogni energia
nel pieno di un orgasmo violento, gridò
di piacere e come percossa da un fulmine, si accasciò
svenuta ai piedi dello sceicco, mentre l'ultima
goccia le cadeva sul bianco ventre perlato.
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